100   ^a20160222d2015    k  y0porb0103    ba
101 0 ^aita
102   ^aIT
200 1 ^a<L' >ultimo imperativo della politica criminale^enullum crimen sine confiscatione^fVittorio Manes
330   ^aTrainata dal diktat "il delitto non paga", la recente politica criminale in punto di misure di contrasto ai patrimoni illeciti registra - sia a livello europeo che a livello domestico - una pericolosa tendenza alla preferenza per modelli di intervento costituzionalmente abnormi, e spesso declinati sul paradigma del "diritto penale preventivo".Protagonista ne è la confisca, istituto teleologicamente ambiguo e costituzionalmente apolide, che proprio in forza della sua "manipolabilitá" si presta ad applicazioni esasperate e sommarie, anche grazie ad interpretazioni giurisprudenziali "generosamente" estensive e poco in linea con le garanzie fondamentali. Tale istituto, nelle sue diverse varianti tipologiche, si è sviluppato in una autentica "penombra di legalità", e sono molti i profili di frizione al riguardo: inter alia, la affermata possibilità di disporre una "confisca senza condanna", ormai generalizzata (anche con riferimento all'art. 240 c.p.), sembra collidere con la presunzione di innocenza; la "confisca per equivalente" registra crescenti aporie (non solo) in punto di tassativitá e determinatezza; la confisca di prevenzione, a sua volta "normalizzata" e generalizzata nel c.d. codice antimafia, presenta gravi profili di irragionevolezza, anche in ragione della incolore categorizzazione dei quadri fattuali che dovrebbero supportare la prognosi di pericolositá. Il lavoro analizza gli aspetti più problematici di un "diritto penale dei patrimoni illeciti" pericolosamente attratto verso moduli illiberali
461  1^tRivista italiana di diritto e procedura penale^cMilano^bDott. A. Giuffré Editore^vA. 58, n.º 3 (jul.-set. 2015)^pp. 1259-1282
606   ^aDireito processual penal
606   ^aPolítica criminal
606   ^aAplicação da lei
700  1^aManes,^bVittorio
931 20160222
932 d
933 2015